Virginio Govi sceglie il telaio
Virginio, «un vulcano di ingegno», intraprende il mestiere di tessitore quando in Emilia l'industria manifatturiera è quasi assente. Lavora la lana delle pecore dell'Appennino e la canapa coltivata nei propri terreni.
Una storia di famiglia iniziata nel 1920 e arrivata alla quarta generazione.
Virginio, «un vulcano di ingegno», intraprende il mestiere di tessitore quando in Emilia l'industria manifatturiera è quasi assente. Lavora la lana delle pecore dell'Appennino e la canapa coltivata nei propri terreni.
Negli anni Trenta dallo stabilimento di Cavriago escono chilometri di pezze: tessuti per l'abbigliamento e telerie per terme, case di cura, ospedali e comunità.
Tra gli anni Cinquanta e Sessanta la seconda generazione affianca alle telerie la biancheria per la casa e apre la Bottega, lo spaccio della fabbrica. Qui si afferma il ricamo: le ricamatrici confezionano i corredi delle spose, pensati per durare.
Alla fine degli anni Ottanta la terza generazione apre l'Atelier, dedicato a capi esclusivi e in particolare alle tende ricamate a mano. Negli stessi anni prendono vita il Centro Italiano Tutela Ricamo e l'Università del Ricamo, con corsi per maestre di ricamo e merletto di tutta Italia.
Dagli anni Duemila i nostri tessuti e le lavorazioni d'atelier entrano negli studi di architetti, interior designer e arredatori; tra i clienti figura il Palazzo del Quirinale.
Ogni capo è ancora lavorato singolarmente, con il tempo che richiede. Le sedi sono due, entrambe in provincia di Reggio Emilia: l'atelier di Cavriago e la Maison Chambre & Jardin a San Martino in Rio.
«Amo il tessuto e tutto ciò che lo riguarda. Mi piace conoscere e comprendere la cultura che si nasconde in ogni tecnica tessile.»